Cara Jenny, sta per arrivare il secondo Natale insieme, anche se forse è più giusto dire il primo. Un anno fa non so se eri veramente con me, con la testa, ma soprattutto col cuore. Tanti i problemi che c’hanno portato due animi inquieti, il tuo e il mio, forse troppo solitari per cercare aiuto nella cosa più bella che ci ha dato il buon Dio: il prossimo.
Ebbene, proprio incontrare te è stata per me una nuova nascita, la scoperta che le cose non sono immutabili, che se vuoi cambiare qualcosa che non ti sta bene puoi farlo, ma che devi lavorare molto ed impegnarti a fondo. Io mi stavo arrendendo a quello che pensavo fosse il mio destino, a quello che pensavo fosse la mia inevitabile esistenza: la solitudine, il non amare. Non era così e due occhi di fanciulla, un giorno di settembre, mi hanno fatto tremare, così forte che mi sono aggrappato per mesi a quella sensazione forte, quel messaggio che mi ha fatto capire che eri tu la mia speranza.
Ho sempre pensato che l’amore fosse qualcosa che si potesse reprimere, a cui si potesse rinunicare arrendendosi. Quanto mi sono sbagliato! Probabilmente non sono mai stato innamorato veramente prima. Niente può fermarlo e non è giusto giudicare chi ne viene travolto. Innamorarsi non è una colpa, la felicità non è una colpa. Seguendo il primo sentimento, ho trovato il secondo.